Questo archivio contiene il materiale documentario raccolto e conservato da un gruppo di donne di diverse realtà lavorative genovesi che, insieme ad altre, parteciparono all'esperienza politica delle donne nel Sindacato e, in particolare, nella FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici), in un periodo racchiuso tra la metà degli anni 70 e la metà degli anni 80. Quella esperienza si sviluppò in una ben precisa fase della storia politica e sindacale in cui, mentre nelle culture e nelle società occidentali si affermava e diffondeva il pensiero femminista, un complesso di condizioni resero contemporaneamente possibile una creatività del movimento dei lavoratori italiano, una capacità di comunicazione e relazione tra fabbrica e società, un'apertura di spazi di libertà e di pensiero inedite e straordinarie. L'esperienza si chiuse quando l'arretramento complessivo del movimento dei lavoratori rese sempre più difficile l'ardua realizzazione di un progetto politico di cambiamento che tentava di confrontare la dimensione personale, soggettiva e culturale con quella politica e sindacale. La decisione di affidare questo materiale - di rilevanza sia nazionale che locale - al Centro Ligure di Storia Sociale è nata dal desiderio di rendere accessibile ciò che le donne, utilizzando spazi sindacali, hanno prodotto in quegli anni. La speranza è che quella particolare esperienza possa essere conosciuta ed utilizzata - non sappiamo né quando né come - da donne che vorranno riallacciare i fili con ciò che hanno pensato e fatto altre donne che hanno vissuto ed agito prima di loro.I mezzi di trasmissione di un'esperienza sono molteplici. Quello delle testimonianze scritte è solo uno dei tanti possibili. Questi documenti sono spesso stati scritti tenendo conto del linguaggio sindacale con cui bisognava fare i conti, e contengono solo una pallida traccia della complessa e tumultuosa vita del periodo che abbiamo vissuto.
Ma le tracce e gli indizi sono ciò che permette a chi viene dopo, se vuole, di proseguire il cammino.

(Il Comitato Coordinamento Donne FLM Genova)



L'ARCHIVIO

L'archivio

UNA TRACCIA DEL PERCORSO DEL COORDINAMENTO DONNE FLM

Il secolo scorso ha visto molte donne partecipare alle battaglie per il Socialismo, per la lotta partigiana, per i miglioramenti nella organizzazione del lavoro e soprattutto per l'emancipazione culturale come meta irrinunciabile. La seconda metà del '900 ha potuto usufruire dello sguardo femminista. Fu questa la condizione culturale che, negli anni '70, portò le donne ad affermare che alla contraddizione di classe si affiancava la contraddizione di sesso, e che questa passava anche in mezzo alla classe operaia, ed alla stessa modalità di essere delle organizzazioni politiche e del Sindacato, investendo la vita personale di ciascuno. Le donne quindi presero coscienza ed affermarono che le conquiste del movimento dei lavoratori non avrebbero affatto prodotto spontaneamente e naturalmente né il superamento del divario di potere e di condizione tra uomini e donne, né la nascita di un mondo finalmente fondato anche su una visione femminile della esistenza.

La rivendicazione e la conquista da parte delle donne di uno spazio autonomo di pensiero e di elaborazione politica fu la condizione perché si potesse aprire nel Sindacato una tensione dialettica che permise la messa in discussione di alcuni dati generalmente accettati come scontati: ad esempio il fatto che le donne non prendessero mai la parola in assemblea e che solo pochissime facessero attività in un Sindacato caratterizzato, come altri luoghi di lavoro, "da una rigida divisione dei ruoli e del lavoro, con le donne concentrate nell'apparato tecnico", oppure che svolgessero solo una ben definita e ristretta gamma di lavori all'interno delle fabbriche e che si dimostrassero disinteressate alla "carriera", o che molte abbandonassero il lavoro quando nasceva un figlio o considerassero "naturale" sobbarcarsi in toto, pur lavorando in fabbrica, la cura della casa perdendo così la possibilità di praticare quegli spazi pubblici e politici che restavano territorio esclusivo dei propri mariti e compagni.

La messa in discussione di questi dati "scontati" implicava però un immenso lavoro di progressiva risalita nella catena delle cause, perché il silenzio, l'accettazione di un ruolo subordinato e di una grande limitazione nei propri spazi di libertà, non avevano origine solo nella organizzazione economica e sociale o nella organizzazione del lavoro, ma si fondavano sui meccanismi stessi di costruzione della identità femminile, e per capirli e pensare come affrontarli, bisognava iniziare a ripercorrere a ritroso il lungo cammino attraverso il quale questa subordinazione era stata tramandata di madre in figlia, insieme alle ribellioni, alle intuizioni, alle rotture che hanno costellato la storia delle donne.

Bisognava quindi agire su molti piani diversi : quello della ''professionalità, della collocazione nella organizzazione del lavoro, e della occupazione'', contemporaneamente a quello della organizzazione sociale e familiare, della cultura e della scienza.
La possibilità di condurre una azione politica che tenesse insieme tutti questi piani si fondava sulla nascita di "un soggetto politico cosciente che portasse dentro di sé questi problemi come contraddizioni profonde e che rispetto ad essi sapesse individuare gli obiettivi a medio e lungo termine"
Questo soggetto erano le donne che, lottando per una trasformazione tale da tenere conto simultaneamente delle esigenze della produzione e della riproduzione, avrebbero arricchito e migliorato anche la condizione degli uomini.
Parallelamente fu messo a punto un metodo che permetteva di "coinvolgere e mobilitare le donne" e di soddisfare la loro "richiesta di ampi spazi, di nuove forme di partecipazione". Nacquero così le assemblee di sole donne in fabbrica, i collettivi o coordinamenti di fabbrica, il Coordinamento Donne FLM, le 150 Ore delle donne .

Questa complessità di analisi, di obiettivi e di metodi fu possibile solo perché la FLM divenne il punto di riferimento non solo delle metalmeccaniche, ma anche delle donne di tutti gli altri settori di lavoro, delle donne che lavoravano nella ricerca e nella università, delle casalinghe, delle studentesse. Ciò divenne uno dei grandi punti di contraddizione con la struttura sindacale che chiedeva invece una restrizione di campo, e fu oggetto di mediazioni infinite. Il ''Coordinamento lavoratrici genovesi'' si trasformò così nel 1977 il nel "Coordinamento Donne FLM aperto al contributo di tutte le altre donne". Questa trasversalità si espresse poi in modo particolare nelle 150 ore delle donne.

Ma come si è manifestato tutto ciò qui a Genova, cosa erano i coordinamenti di fabbrica, chi erano e quante le donne che fecero vivere il Coordinamento Provinciale delle Donne FLM, cosa sono state le 150 ore delle donne, quali obiettivi sono riuscite ad introdurre le donne nella contrattazione aziendale di quegli anni? Tutto ciò si può ricostruire percorrendo i documenti dell'archivio, qui possiamo solo offrire qualche scheggia di quel periodo.

A partire dal 1975 iniziarono a formarsi i Collettivi o Coordinamenti di Fabbrica : all'Ansaldo di Campi, all'Italsider Oscar Sinigaglia, all'Italsider sede, all'Elsag, al Tubettificio Ligure, all'Italimpianti e in molti servizi (banche, sanità, Enti Locali). Decine di donne, operaie e impiegate, si vedevano tutte le settimane sfruttando la pausa della mensa, e si discuteva : condizione in fabbrica e obiettivi rivendicativi, condizione fuori della fabbrica ed obiettivi sociali o di trasformazione personale. Tra di loro qualche delegata sindacale, ma in maggioranza erano semplici lavoratrici.
Contemporaneamente iniziarono gli appuntamenti settimanali presso la sede provinciale della FLM: ogni venerdì alle 18 decine di donne metalmeccaniche e di ogni altro settore di lavoro, incluse studentesse e casalinghe, si riunivano per elaborare documenti, progetti, linee di azione.

In molte aziende furono distribuiti i "Questionari sociali e professionali delle lavoratrici" in cui si indagava la condizione delle donne sul lavoro, il rapporto con la famiglia, le ore spese in lavori domestici, le influenze subite nella scelta degli studi, le aspirazioni, il desiderio e gli impedimenti rispetto alla realizzazione di sé nella professione, nella politica, negli affetti, nelle attività ricreative e culturali.
Nelle assemblee retribuite riservate alle donne l'analisi della condizione della donna dentro e fuori dalla fabbrica diventò oggetto di attenzione e di discussione di tutte le lavoratrici, e presero finalmente la parola donne che non si erano mai espresse in pubblico.
Le piattaforme aziendali iniziarono ad includere obiettivi proposti dai coordinamenti delle donne: possibilità oggi utilizzate da tutti nacquero allora, non senza polemiche, sulla spinta delle donne della FLM. Un esempio fu quello della introduzione dell'orario elastico, che costò alle donne della Italsider l'accusa di concentrarsi su obiettivi elitari che interessavano solo gli impiegati, e che all'ELSAG dovette passare attraverso una votazione alle tre del mattino della delegazione trattante, per decidere se accettare o meno la disponibilità, finalmente conquistata, della Azienda. Il Consultorio di Cornigliano ed asili e strutture sociali in altri quartieri nacquero, su spinta delle donne, dal Salario Sociale delle fabbriche.
Altri obiettivi di allora, quali quello di estendere ai padri il diritto di assentarsi per malattia dei figli, di elevare il limite di età per cui ciò era possibile, e di prevedere permessi anche per l'assistenza alle persone anziane, dopo un lungo cammino, fanno oggi parte della legge sui congedi parentali.
Ma nelle piattaforme entrarono anche i temi della organizzazione del lavoro, della formazione, dell'avanzamento professionale e della salute delle donne .

Nasceva parallelamente l'esperienza delle "150 ore delle donne".
Le 150 ore per il diritto allo studio erano una conquista del Contratto Nazionale del 1973 e furono utilizzate sia per permettere a moltissimi lavoratori di conquistare la licenza media ed elementare, sia per organizzare cicli di seminari presso le Facoltà Universitarie col duplice obiettivo di far accedere i lavoratori, gli operai, al sapere universitario, e di "contaminare" l'università con la realtà del lavoro e della fabbrica.
Le donne, in tutta Italia, si impossessarono di questo strumento. A Genova ne facemmo un luogo politico e culturale privilegiato "Con lo scopo di leggere e analizzare dalla parte delle donne sia la cultura ufficiale, sia la propria esperienza, fino ad oggi oggetto dell'analisi altrui".
I corsi si svolgevano sia per gruppi ristretti (15 - 20 donne) che si riunivano in sedi decentrate (Cornigliano, Sestri Ponente, Genova Centro, San Martino) sia per incontri collettivi presso le Facoltà universitarie. Le donne si confrontavano con il sapere accademico, e costruivano contemporaneamente specifici percorsi di approfondimento con una autonoma ricerca di fonti .
Fu necessaria, all'inizio, una vera lotta contro il conservatorismo della Università. I titoli dei quotidiani dell'Aprile del 1976 recitano: "Seminario delle 150 ore bloccato dalla Università"; "Le donne minacciano l'invasione di Lettere"; "Genova: la Facoltà di Lettere (PCI in testa) boccia un corso delle 150 ore voluto dalle donne. Ma si farà lo stesso". Le donne iscritte erano 160 e, come dice un articolo di allora: "Le donne lavoratrici hanno subito deciso di rispondere duramente. Sono in 160 e diventeranno molte di più collegandosi alle centinaia di donne che combattono - ormai anche sulle piazze - la loro battaglia femminista"
Le 150 ore delle donne a Genova si svolsero durante 7 anni, il numero delle iscrizioni fu sempre molto alto, sia pure con un decremento negli ultimi anni. I titoli dei seminari disegnano quel percorso culturale e politico:
- "Il territorio delle donne" (biennale) … per "ricostruire una storia che parta da noi, che sia storia nostra più che storia di strutture che sentiamo profondamente estranee e che sono mutate senza o contro di noi".
- "Il nostro corpo"… (biennale) per affrontare "Il rapporto con la maternità, la conoscenza ed esperienza della ciclicità della nostra vita, l'esperienza del parto, dell'aborto, il rapporto con gli esperti della salute, il significato della malattia mentale, delle nevrosi, della sessualità ... "
- "Nascere, far nascere" … per "capire insieme che nessun fenomeno è puramente 'biologico' e 'naturale… allargare il senso del 'nascere, far nascere' a tutte le esperienze della nostra vita: lavorare, creare opere d'arte, prendere coscienza della propria condizione storica, costruire la propria identità individuale e collettiva sono altrettanti momenti di nascita e fecondità"
- "Prostituzione" … per confrontarci col fatto che "il comportamento sessuale è per noi donne decisivo in vista del giudizio che viene formulato su di noi, dagli uomini e da noi stesse, ... tanto decisivo da aver condotto alla creazione di un ruolo sociale specifico definito unicamente da un comportamento sessuale"
- "Devianza femminile, prostituzione e criminalità" per indagare su "come è cambiata nel tempo la criminalizzazione dei comportamenti femminili e su cosa è cambiato nell'atteggiamento delle istituzioni del controllo sociale nei confronti delle donne".
- Nel 1978 prese avvio, parallelamente agli altri, il seminario "Espressione corporea" che ebbe negli anni successivi un suo autonomo percorso alla ricerca di una nuova modalità espressiva attraverso la comunicazione non verbale : "La comunicazione circolava limpida, trasparente, l'involucro del nostro corpo che conserva la memoria della bambina che è sepolta in ciascuna di noi si liberava come per magia dai condizionamenti e muoveva grandi passi conquistando gradualmente autonomia, consapevolezza, sicurezza."

In quegli anni, quindi, molte donne lottarono in fabbrica inventando e imponendo i propri obiettivi, e lottarono nel Sindacato per cambiarne il modo di essere, esplorarono inediti percorsi di ricerca culturale, intrapresero lunghe e complesse strade di trasformazione personale mettendo dolorosamente in discussione i propri equilibri affettivi e familiari.

Oggi le donne nel Sindacato e nel lavoro ci sono più di ieri, fanno lavori molto più vari, meglio pagati, con più potere, in molti casi con un ruolo pubblico ed un prestigio professionale e sociale riconosciuto, ma rischiando sempre, ed anche adesso, una possibile oscillazione verso l'impoverimento o l'annullamento delle conquiste raggiunte.

L'elaborazione di un pensiero femminile, e la produzione di uno sguardo femminile sul mondo che si esprime attraverso la ricerca culturale in tutti gli ambiti del sapere costituito o innovativo non è certo cessata. Ma questo avviene in luoghi privilegiati o limitati, mentre ci pare che si sia interrotto il ponte di comunicazione tra questo tipo di produzione culturale e il piano di azione più strettamente sindacale e rivendicativo.

Può quindi essere utile mettere a disposizione gli strumenti per ricostruire le fasi di un percorso, per conoscere chi erano, su cosa lavoravano, le donne della precedente generazione che nel sindacato avevano trovato un alleato privilegiato.

8 Marzo 2006


(i testi di questa pagina sono stati curati dal Coordinamento Donne FLM)

 

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