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Amleto
Cocconi. Emiliano, nato nel 1927 da padre socialista, deceduto
nel 1998. Dopo un biennio di studi presso la Scuola professionale
marittima venne assunto nel maggio 1942 come operaio alla Società
italiana acciaierie Cornigliano (Siac). Nell'ambiente di fabbrica
maturò le proprie convinzioni antifasciste, che lo portarono
nell'agosto 1944 (dopo i rastrellamenti del 16 giugno nelle fabbriche
del ponente) ad aggregarsi col nome di battaglia di "Spiga"
alla 346^ brigata garibaldina Sap "Giacinto Rizzolio",
dal nome del gappista di Cornigliano fucilato a forte san Giuliano.
La sua attività di sapista viene così ricordata
dal figlio Gianni: "Un giorno i fascisti perquisirono il
casello ferroviario della stazione (alta) di S. Quirico, dove
abitava, ma non trovarono nulla perché la pistola era
sotterrata precauzionalmente nell'orto,
all'insaputa del padre casellante. Soltanto con questa pistola
ed un moschetto '91, vecchio ma abbastanza preciso attaccò
- insieme ad un altro partigiano amico d'infanzia - uno dei tanti
treni tedeschi che transitavano, carichi di armi e deportati.
Poi, sempre con questo amico e con le stesse armi, spararono
su una ronda fascista serale mentre transitava sotto un passo
pedonale obbligato. Come sempre, riuscirono a scappare subito
nei loro boschi, aiutati dalla convinzione degli assaliti che
si trattasse di numerosi partigiani".
Anche la sorella Giovanna, classe 1922 (vivente) aveva aderito
nel giugno 1944 alla lotta partigiana con il nome di "Lella",
operando nell'appennino ligure-alessandrino alle dipendenze delle
brigate "Arzani" e e poi dell' "Oreste",
per passare successivamente come infermiera presso l'Ospedale
divisionale n. 2 ed in seguito al distaccamento prigionieri della
"Pinan Cichero".
Nei giorni della Liberazione, Amleto Cocconi si unì alla
brigata "Pio" della Divisione Mingo,
operante nell'alta Valpolcevera, distinguendosi nell'attacco
del presidio dei bersaglieri di San Carlo di Cese (Pegli) e delle
batterie contraeree situate alle pendici del monte Figogna, in
località Gaiazza. Prese infine parte all'attacco della
postazione tedesca di Cesino, sulle alture di Pontedecimo, partendo
da Villa Caselle, battaglia, questa, in seguito rivisitata da
Carlo Lizzani nel suo "Achtung! Banditi!". Nonostante
la sua attività nella Resistenza, tuttavia, non presentò
mai istanza di riconoscimento della qualifica di partigiano.
Iscritto al Pci ed alla Fiom sin dal 1945, Cocconi fu protagonista
delle lotte politiche e sindacali del dopoguerra. Dalla metà
degli anni '50 a metà degli anni '60 è stato rappresentante
per la componente comunista Cgil della commissione interna della
Siac.
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