l Fondo è stato depositato presso il Centro Ligure di Storia Sociale con convenzione del 29 luglio 2005 dai Sig.ri Gianni e Giovanna Cocconi, rispettivamente figlio e sorella di Amleto Cocconi (1927-1998), partigiano, sindacalista della Fiom-Cgil e militante del PCI. Si tratta di una collezione di documenti, immagini e volumi consultabile al pubblico negli orari della biblioteca con le stesse modalità degli altri archivi del Centro


LA BIBLIOTECA E L'ARCHIVIO

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 LA BIOGRAFIA

Amleto Cocconi. Emiliano, nato nel 1927 da padre socialista, deceduto nel 1998. Dopo un biennio di studi presso la Scuola professionale marittima venne assunto nel maggio 1942 come operaio alla Società italiana acciaierie Cornigliano (Siac). Nell'ambiente di fabbrica maturò le proprie convinzioni antifasciste, che lo portarono nell'agosto 1944 (dopo i rastrellamenti del 16 giugno nelle fabbriche del ponente) ad aggregarsi col nome di battaglia di "Spiga" alla 346^ brigata garibaldina Sap "Giacinto Rizzolio", dal nome del gappista di Cornigliano fucilato a forte san Giuliano. La sua attività di sapista viene così ricordata dal figlio Gianni: "Un giorno i fascisti perquisirono il casello ferroviario della stazione (alta) di S. Quirico, dove abitava, ma non trovarono nulla perché la pistola era sotterrata precauzionalmente nell'orto, all'insaputa del padre casellante. Soltanto con questa pistola ed un moschetto '91, vecchio ma abbastanza preciso attaccò - insieme ad un altro partigiano amico d'infanzia - uno dei tanti treni tedeschi che transitavano, carichi di armi e deportati. Poi, sempre con questo amico e con le stesse armi, spararono su una ronda fascista serale mentre transitava sotto un passo pedonale obbligato. Come sempre, riuscirono a scappare subito nei loro boschi, aiutati dalla convinzione degli assaliti che si trattasse di numerosi partigiani".
Anche la sorella Giovanna, classe 1922 (vivente) aveva aderito nel giugno 1944 alla lotta partigiana con il nome di "Lella", operando nell'appennino ligure-alessandrino alle dipendenze delle brigate "Arzani" e e poi dell' "Oreste", per passare successivamente come infermiera presso l'Ospedale divisionale n. 2 ed in seguito al distaccamento prigionieri della "Pinan Cichero".
Nei giorni della Liberazione, Amleto Cocconi si unì alla brigata "Pio" della Divisione Mingo, operante nell'alta Valpolcevera, distinguendosi nell'attacco del presidio dei bersaglieri di San Carlo di Cese (Pegli) e delle batterie contraeree situate alle pendici del monte Figogna, in località Gaiazza. Prese infine parte all'attacco della postazione tedesca di Cesino, sulle alture di Pontedecimo, partendo da Villa Caselle, battaglia, questa, in seguito rivisitata da Carlo Lizzani nel suo "Achtung! Banditi!". Nonostante la sua attività nella Resistenza, tuttavia, non presentò mai istanza di riconoscimento della qualifica di partigiano. Iscritto al Pci ed alla Fiom sin dal 1945, Cocconi fu protagonista delle lotte politiche e sindacali del dopoguerra. Dalla metà degli anni '50 a metà degli anni '60 è stato rappresentante per la componente comunista Cgil della commissione interna della Siac.

 

 

 

 

 

 

                 

 
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