Da alcuni
anni le carte, le fotografie e la biblioteca personale di Gelasio
Adamoli sono state donate dalla famiglia al Centro Ligure di
Storia Sociale. Nel corso del 2002 sono state concluse le operazioni
di trasferimento dei materiali presso la sede del Centro. Il
materiale a stampa (libri e miscellanea) sono andati ad arricchire
la biblioteca, così come le immagini sono entrate a far
parte dell'Archivio Fotoiconografico. I documenti sono stati
riordinati in un fondo autonomo e sono stati informatizzati.
Dal mese di gennaio 2005 è possibile consultare questa
importante documentazione negli orari di apertura del Centro,
su appuntamento |
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LA BIBLIOTECA
E L'ARCHIVIO |
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Gelasio Adamoli nasce il 30 marzo 1907
a San Potito Ultra (Avellino) da una famiglia originaria di Teramo.
Aderisce al PCI fin dal 1926, a soli diciannove anni. Dopo aver
conseguito la laurea in economia presso l'Università di
Genova (allora Regio Istituto Superiore di Scienze Economiche
e Commerciali) lavora per alcuni anni alla Cassa di Risparmio
di Genova finché non viene richiamato alle armi. Dopo
l'8 settembre inizia per lui una lunga attività clandestina,
prima in Abruzzo (partecipa alla battaglia di Bosco Martese)
e poi nel capoluogo ligure dove, nel 1943 viene nominato comandante
delle SAP. Nel dicembre 1944 viene arrestato e rinchiuso nel
carcere di Marassi fino al 25 aprile. Nell'immediato dopoguerra
inizia la sua carriera politica: entra a far parte della Commissione
Regionale per l'Epurazione; viene nominato, per i meriti acquisiti
nella lotta contro i nazifascisti, vice-questore; diventa membro
della Direzione provinciale del Partito Comunista; riceve incarichi
anche dall'Associazione Nazionale Partigiani Italiani che lo
annovera tra i suoi consiglieri nazionali e, a livello locale,
tra i membri dell'esecutivo della sezione genovese. Infine nel
1948 diventa Sindaco di Genova rimanendo in carica fino al 1951.
Come primo cittadino si dedica intensamente alla ricostruzione ed
alla crescita urbana della città, con il ripristino del
patrimonio edilizio esistente ma anche con la costruzione di
nuovi quartieri popolari e di nuove aree verdi. La sua attività
amministrativa è ricordata inoltre per l'assidua e particolare
attenzione rivolta alla ricostruzione del Teatro "Carlo
Felice", riuscendo in brevissimo tempo a far approvare dal
Consiglio Comunale il progetto del giovane architetto Paolantonio
Chessa, vincitore del concorso indetto nel 1949. Questo progetto
incontra però numeriosi ostacoli e viene insabbiato al
termine del mandato di Adamoli, che ne rimane comunque strenuo
difensore anche dai banchi dell'opposizione. Costante è
la sua solidarietà nei confronti della classe operaia,
dimostrata con alcune iniziative socio-assistenziali e con un'assidua
presenza alle più importanti manifestazioni in difesa
dell'industria ligure.
Dal 1951 al 1957 viene eletto direttore dell'edizione ligure
dell'Unità. La sua direzione si distingue per l'ampia
fiducia accordata ai dei redattori di più lunga esperienza
e per la ricerca di un continuo e quotidiano contatto tra il
giornale ed i suoi lettori, come dimostrano l'introduzione della
rubrica settimanale "Lettere al direttore" ed i puntuali
editoriali sulle questioni più importanti.
Molteplici sono anche i suoi impegni all'interno del partito
e nelle sue organizzazioni collaterali: dopo l'VIII Congresso
entra a far parte del CC del PCI; figura tra i membri del Consiglio
Mondiale della Pace, diventando in poco tempo anche Segretario
del Movimento Italiano per la Pace; nel dicembre 1969 viene nominato
Segretario Generale dell'Associazione Italia-Urss, distinguendosi
per la sua competenza e per il suo senso di responsabilità.
Nel 1958 inizia una lunga esperienza parlamentare, dapprima come
deputato e successivamente come senatore, carica nella quale
viene riconfermato ininterrottamente dal 1963 al 1972.
Questi numerosi impegni, anche internazionali, non allentano
mai il forte legame che egli sente per la sua città di
adozione, legame testimoniato dalla sua assidua presenza, per
ben 25 anni, ai Consigli Comunali e dalla sua nomina nel 1977
a sovraintendente del Teatro Comunale dell'Opera.
Quest'ultimo incarico può essere considerato come il riconoscimento
ufficiale per la sua purtroppo infruttuosa battaglia per la ricostruzione
del Teatro Carlo Felice, a cui dedicò le sue ultime energie,
prima della morte, avvenuta a Genova nella notte tra il 29 ed
il 30 luglio 1978.
All'interno della più recente storia della città
di Genova, Adamoli è un protagonista di rilievo, rappresentante
carismatico del comunismo genovese, ricordato, oltre che per
la sua opera e per la sua generosità d'animo, anche per
il suo personale modo di essere di sinistra, in un'epoca di rigidi
schematismi ideologici. Così tratteggia la sua figura
il giornalista Mario Bottaro: "... personaggio di statura
internazionale, onesto, stimato dagli avversari forse più
che dai compagni, dotato di un enorme fascino e delle caratteristiche
naturali di un leader... aveva costruito la sua immagine tanto
sull'amore per gli umili, dei lavoratori, della gente semplice,
quanto sul rispetto e la stima sempre riconosciutegli dai potenti...
". (Il Secolo XIX, 1° agosto 1978). Ma forse è
soprattutto l'estremo saluto dell'allora Presidente Sandro Pertini
a sottolineare maggiormente le sue doti umane e morali: "...
era un uomo retto, devoto alla causa della libertà...come
Sindaco di Genova riuscì a farsi amare anche dagli avversari
politici più tenaci per la limpidezza della sua coscienza,
per la sua onestà ed imparzialità...".(Il
Secolo XIX, 1° agosto 1978).
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